The Darkest Hour
- Noè Cacciapuoti
- 26 feb 2022
- Tempo di lettura: 6 min
A cura di Valentina Criscuolo, Noè Cacciapuoti e Giuseppe Carbone

Da Winston Churchill ad oggi, "the darkest hour" (l'ora più buia) scocca alle 4 ora italiana del 24 febbraio. Il Presidente russo Vladimir Putin ha ufficialmente annunciato l’inizio di un’invasione su larga scala in Ucraina. Poco dopo, sono state avvertite forti esplosioni nelle città ucraine di Kharvik, Leopoli, Odessa, Mariupol e Kiev. “Chiunque cerchi di interferire con noi, e peggio di creare minacce per il nostro Paese, il nostro popolo, deve sapere che la risposta della Russia sarà immediata e vi porterà a conseguenze come non le avete mai sperimentate nella storia”. Questo il monito del Cremlino per chiunque dovesse cercare di intromettersi nella questione, lanciando così una sorta di ultimatum agli Stati membri dell’Alleanza Atlantica.
Nel suo discorso, Putin fa riferimento all’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite per giustificare l’intervento militare. L’art. 51 citato ribadisce il «diritto naturale» alla legittima difesa individuale o collettiva, nel caso in cui si verifichi un attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionali. La nozione di legittima difesa è stata a volte interpretata in modo estensivo, facendovi rientrare anche azioni armate dirette a respingere un attacco militare certo e imminente, ma non ancora sferrato (cosiddetta legittima difesa preventiva). Proprio attraverso quest’interpretazione Putin vuole raggiungere il suo scopo di "smilitarizzazione e denazificazione" dell’Ucraina.
Intanto, un tesissimo faccia a faccia tra i due paesi si consuma dall'altra parte del mondo, a New York, durante il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le concitate notizie di guerra irrompono nell'aula dell'Onu e si traducono in un serrato scontro verbale tra l'ambasciatore ucraino e quello russo. Nell’apogeo della diplomazia internazionale gli aggiornamenti sull'avvenuta dichiarazione di guerra arrivano all'ambasciatore di Kiev, Sergiy Kyslytsya, il quale legge sconcertato: "Putin ha appena finito il discorso alla nazione, ha annunciato il lancio di un'operazione militare". A quel punto sale la tensione e quando Sergiy Kyslytsya prende la parola lo fa con toni severi, con voce ferma: "Colleghi, è troppo tardi per parlare di de-escalation. Il presidente russo ha dichiarato guerra all'Ucraina", esclama l'ambasciatore di Kiev, che impugna il proprio smartphone e lo alza, rivolgendolo verso il collega russo: "Devo mostrarle il video del vostro presidente? Ambasciatore, devo farlo adesso? Può confermarlo?".

Il rappresentante ucraino è un fiume in piena. La situazione nel suo paese è destinata ad aggravarsi con il passare delle ore: "Voi avete dichiarato la guerra, ed è responsabilità di questo Consiglio fermarla. Così chiedo a tutti voi di fare tutto il possibile per fermare la guerra", esclama Sergiy Kyslytsya, inchiodando i colleghi alle loro responsabilità. Il russo Nebenzia prova a smorzare i toni e nella propria lingua sostiene: "Non si tratta di una guerra ma di un’operazione militare speciale nel Donbass". Nell'assemblea, il clima si fa glaciale e velato pure da un certo imbarazzo istituzionale, infatti il compito di presiedere la seduta spettava proprio all'ambasciatore russo (come previsto per tutto il mese di febbraio). Ed è proprio a quest'ultimo che il collega ucraino è tornato a rivolgersi in modo categorico, frontale. "Come presidente del Consiglio di Sicurezza, faccia il suo dovere: chiami Putin, chiami Lavrov, e chieda loro di fermare l'aggressione", ha scandito Kyslytsya, che parlando all'intera assemblea ha concluso: "Non c'è purgatorio per i criminali di guerra, ambasciatore, finiscono dritti all'inferno".

Se sui social si ricavano le prime informazioni del conflitto, è sempre sui social che i leader di tutti i Paesi esprimono il loro disappunto per quella che il Cancelliere Scholz definisce "un'eclatante violazione del diritto internazionale".
"Il presidente Putin è responsabile di riportare la guerra in Europa", ha denunciato Ursula von der Leyen e "quello che stiamo affrontando è un atto di aggressione senza precedenti da parte della leadership russa contro un Paese sovrano e indipendente". Per la presidente "l’obiettivo della Russia non è solo il Donbass, l’obiettivo non è solo l’Ucraina, l’obiettivo è la stabilità in Europa e l’intero ordine internazionale basato su regole. Per questo, riterremo responsabile la Russia".
Tramite un tweet di Palazzo Chigi, il premier Draghi fa sapere che “L’Italia è vicina al popolo e alle istituzioni ucraine in questo momento drammatico” aggiungendo che l’Italia è “al lavoro con alleati europei e NATO per rispondere immediatamente, con unità e determinazione” mentre il Presidente della Repubblica si trova a convocare straordinariamente il Consiglio supremo di difesa; per Mattarella la follia della guerra non può distruggere 70 anni di pace.
Rincara la dose l’Alto Rappresentante UE per la politica estera Borrell: “Adotteremo il più duro pacchetto di misure mai adottato”. Il pacchetto in questione, già approvato nel momento in cui scriviamo, prevede il congelamento dei beni, una ristretta della libertà di circolazione nel territorio dell’UE a tutti i membri della Duma e, in generale, ad entità di alto profilo e ad alti ufficiali militari che hanno dato il proprio contributo a questa ‘’missione speciale‘’. Infine, il Consiglio ha deciso di introdurre un divieto settoriale di finanziare la Federazione Russa, il suo governo e la Banca centrale, limitando la capacità dello Stato e del governo russo di accedere ai mercati e ai servizi finanziari e dei capitali dell’UE.
Le reazioni della comunità internazionale a seguito dell'escalation del Cremlino. Il movimento decentralizzato di hacktivismo conosciuto come Anonymous, fa sapere di aver dato inizio a una guerra informatica contro il governo russo.
Nello scacchiere geopolitico ogni Paese fa la sua mossa stravolgendo gli equilibri internazionali. Questa volta non è Kabul ma è Kiev, una capitale europea a conoscere la guerra dopo decenni di pace sul continente. La pedina scelta dalle democrazie occidentali è la diplomazia contro le pressioni russe perché, anche per i più abili giocatori di scacchi, la situazione è chiara: una guerra totale avrebbe conseguenze inimmaginabili e al tavolo delle negoziazioni non si siederebbero vincitori bensì unicamente vinti.
"Il Cremlino sta gettando nel tritacarne ragazzi molto giovani provenienti dalle parti più lontane della Russia." Nel video, un ragazzo nato nel 2002 della regione di Irkutsk.
Focus: Cos’è l’Alleanza Atlantica (NATO)?
La NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) è la più importante alleanza politica e militare della zona Euro-Atlantica. Creata nel 1949 quando l’Europa Occidentale e i suoi alleati del Nord America erano preoccupati dalla crescente politica espansionistica dell’Unione Sovietica. L’Alleanza mirava a formare un patto di difesa collettiva in grado di assicurare pace e stabilità nella zona Euro-Atlantica. Con il crollo dell’Urss e il sorgere di nuove minacce la Nato si è evoluta, allargando i suoi orizzonti al di là dell’integrità territoriale dei suoi Stati membri. Il Trattato del Nord Atlantico (Carta Atlantica o Patto Atlantico) fu firmato da 12 Paesi fondatori.
Oggi l’Alleanza, con sede a Bruxelles, conta 30 Stati membri e ha una duplice struttura: politica e militare. Attraverso consultazioni e processi decisionali gli Stati membri collaborano in materia di politica estera, difesa e sicurezza per la prevenzione e risoluzione di conflitti e minacce. Lo scopo è quello di usare la diplomazia per risolvere pacificamente le controversie. Laddove la strada diplomatica fallisce, la Nato ha il potere di intraprendere operazioni militari per gestire le crisi, dietro mandato delle Nazioni Unite o in base al principio di difesa collettiva.
Quest’ultimo è il cuore pulsante della Nato stabilito dall’art. 5 del Trattato, che considera un attacco contro una o più parti dell’Alleanza come un attacco contro tutte e legittima in tal caso gli Stati membri ad intraprendere “ogni azione ritenuta necessaria a ristabilire e mantenere la sicurezza, compreso l’uso della forza armata”. Ad oggi il citato articolo è stato invocato solo all’indomani degli attacchi dell’11 settembre, quando l’Alleanza si affiancò agli Stati Uniti nella guerra in Afghanistan. I suoi tre principi chiave sono: deterrenza e difesa, gestione delle crisi e sicurezza cooperativa. Ha sviluppato al suo interno nuove unità in grado di affrontare le sfide del nuovo millennio, quali terrorismo, sicurezza informatica, armi di distruzione di massa e crisi migratorie. L’allargamento della Nato a nuovi membri, regolato dall’art. 10, prevede che il candidato sia uno Stato europeo e che venga approvato dagli Alleati all’unanimità. Ad oggi 40 Stati non membri collaborano con la Nato, la quale ha inoltre instaurato forti relazioni con importanti organizzazioni come Unione Europea, Nazioni Unite e Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).
Focus: Cos’è il Consiglio di sicurezza?
Il Consiglio di sicurezza è uno degli organi principali dell’ONU. Esso è composto da 15 membri, di questi 5 membri sono permanenti (USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) con diritto di veto, ossia la possibilità con il proprio voto negativo di impedire l’adozione di delibere che non abbiano mero carattere procedurale. Gli altri 10 membri vengono eletti dall’Assemblea Generale dell’ONU e rimangono in carica per due anni. Quest’organo è preposto al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e dispone di poteri decisionali vincolanti. Gli atti vincolanti del Consiglio di sicurezza sono previsti dal cap. VII della Carta delle Nazioni Unite. In particolare sono importanti:
• misure non implicanti l’uso della forza, adottate dal Consiglio contro uno Stato che abbia anche solo minacciato la pace;
• misure implicanti l’uso della forza contro uno Stato che abbia anche solo minacciato la pace.
Nel momento in cui scriviamo, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha votato una risoluzione che "deplora l'aggressione di Mosca dell'Ucraina". Su 15 Stati membri, 11 hanno votato a favore. La Russia, uno dei 5 Stati membri permanenti, ha posto un veto. D'altra parte Cina, India ed Emirati Arabi hanno scelto la via dell'astensione.
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