top of page

Italia e spese militari: la solita polemica mediatica?

A cura di Andrea Castaldo


In queste ultime settimane, in Italia, è ripreso fortemente il dibattito in merito alle spese militari e a come, quanto e perché l’Italia supporti e sostenga mediante armamenti forze militari straniere, ciò ovviamente è fortemente connesso, ma non del tutto, alla crisi Ucraina – Russia. Si è più volte richiamato, come un mantra, l’art. 11 della nostra Carta costituzionale, gridando a gran voce che l’Italia ripudia la guerra, ma c’è un fraintendimento. Ad una attenta lettura, neanche più di tanto forse, l’art. 11 Cost. ci dice che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…


Innanzitutto, la disposizione afferma il principio per cui l’Italia ripudia la guerra non in tutte le sue forme, ma in quella che è la “guerra offensiva”, di aggressione ingiustificata verso un altro Stato, ammettendo dunque la cd. guerra difensiva, cioè in caso di attacco militare da parte di una Forza straniera, a tutela della nazione, del proprio territorio e del principio di autodeterminazione e di protezione della popolazione. Inoltre, la Carta condiziona le azioni dello Stato ad obblighi assunti a livello internazionale e purché ciò sia fatto anche dagli altri Stati. Garantire la sicurezza dei propri cittadini è una delle funzioni principali per uno Stato.


Ebbene, in senso lato, l’aumento delle spese militari non si inserisce esclusivamente come strumento di difesa e preparazione ad un possibile futuro scontro militare con la Russia se l’escalation ucraina dovesse continuare e/o colpire Paesi NATO, ma riguarda obblighi internazionali assunti nel 2014 e rinnovati nel 2016, mi riferisco al Defence Investment Pledge, in cui si afferma che gli Stati parte della NATO si impegnano concretamente a raggiungere l’obiettivo del 2% del PIL da destinare alle spese per la difesa entro il 2024; assicurare il 20% delle spese per la difesa all’investimento e contribuire alle missioni, alle operazioni e alle altre attività nel contesto dell’Alleanza atlantica.


All’epoca il Presidente Obama chiarì la necessità di uno sforzo dei Paesi europei al sostentamento della NATO, già gli Stati Uniti spendono troppo, insomma, ciascun Paese paghi per avere la difesa della NATO. Ad oggi gli USA spendono il 3,5% del PIL per la difesa, più del doppio rispetto all’Italia.

Dunque, ci deve essere lo sforzo di ciascun Paese alleato, entro il 2024, al raggiungimento delle cosiddette “Tre C”: 2% delle spese per la difesa rispetto al Pil (cash); 20% delle spese per investimenti in “major equipments” rispetto a quelle della difesa (capabilities); contributo a missioni, operazioni ed altre attività (contributions).


Le spese militari dell’Italia hanno raggiunto la cifra di circa 26 miliardi di euro ad inizio 2022. Adeguare la spesa militare agli standard della NATO che chiede un aumento fino al 2% del PIL significherebbe e significa far lievitare i costi fino a 38 miliardi di euro all’anno. Queste cifre non ci devono spaventare, infatti, 38 miliardi è circa la metà di quanto l’Italia spende per l’istruzione, un terzo di quanto spende per la sanità ed è pari a quanto guadagna dall’intera tassazione sulle abitazioni. La spesa per la difesa è tendenzialmente diminuita dal Secondo dopoguerra in avanti, con una leggera crescita negli ultimi anni visto il contesto internazionale. Siamo il sesto Paese che spende meno in ambito NATO e il quinto in ambito UE.


Tranquilli, il livello del 2% in Italia non verrà raggiunto nel 2024 ma secondo stime slitterà al 2028. Complessivamente, i 30 Paesi della NATO spendono 1100 miliardi di dollari per la difesa, mentre Cina, India e Russia messe insieme non arrivano a 390 miliardi. La maggior parte della spesa militare, nell’Alleanza atlantica, è fornita dagli USA, che investono 778 miliardi all’anno.


Come sottolineato nel 2015 da Jan Techau, ex ricercatore della NATO, il parametro del 2% è stato deciso in maniera arbitraria, anche se effettivamente il rispetto di questa soglia minima permetterebbe all’Alleanza e ai suoi Paesi membri di colmare parte delle loro lacune militari. Secondo Techau questo parametro si limita a misurare gli input, ossia le risorse finanziarie immesse in operazioni che hanno a che fare con la difesa, ma non gli output, ossia le conseguenze pratiche di queste spese, non permettendo dunque di valutare le reali capacità militari di un Paese.


L’Italia non è stato l’unico Paese europeo ad annunciare di voler rivedere al rialzo le proprie spese militari, infatti, il 27 febbraio, il Cancelliere Scholz ha affermato che la Germania aumenterà di 100 miliardi di euro le spese militari, proprio per raggiungere la soglia del 2% PIL. L’Estonia ha aumentato le spese al 2,5% del PIL.


Questo significa non dipendere dagli altri, così come per il gas russo, ugualmente per la difesa militare, la sicurezza e la protezione, spendere di più in questo settore significa essere più autonomi ed indipendenti rispetto agli USA e tra i primi in Europa.


Probabilmente stiamo perdendo l’opportunità di fare un dibattito serio, informato, lungimirante in ambito difesa e spese militari, cadiamo nelle becere discussioni da bar intrise di ideologie. Da recenti dati, le truffe legate al cd. Superbonus 110% ammontano a circa 4 miliardi di euro e per sopperire ai rincari luce e gas in bolletta complessivamente sono stati stanziati circa 20 miliardi finora. Per non parlare di varie riforme che sono state un vero sperpero di denaro pubblico e che non hanno portato ai risultati sperati, di recente, due su tutte: Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. I soldi ci sono, bisogna spenderlo efficacemente. Non dimentichiamo, inoltre, che l’UE ha un proprio progetto di Difesa europea che non si sovrappone assolutamente all’attività della NATO, ma è da prendere in considerazione quello che potrebbe accadere nei prossimi anni, si spera, con la creazione dell’Esercito europeo, portato avanti ultimamente anche da Macron.



Ahimè, i dati parlano da sé: spendiamo poco in ambito diplomatico, l’Italia ha lo stesso numero di Ambasciate di Francia e Germania ma con circa il 50% del personale e dei funzionari in meno. Spendiamo poco per la politica estera e la cooperazione internazionale in ambito UE ed ONU. Ciò significa essere poco credibili sul piano internazionale, non condividendo i costi, giustamente chi più spende più ha voce in capitolo e può indirizzare le politiche sul piano mondiale.


Che tipo di sicurezza e di difesa vogliamo avere in futuro? Come possiamo e vogliamo e intendiamo spendere meglio ed in maniera più efficiente i nostri soldi per lo sviluppo e la cooperazione? Anche così si costruisce la pace. Le culture politiche veramente preoccupate per la convivenza pacifica perseguono non l’astratta Pace Universale degli utopisti/pacifisti a tutti i costi di turno, bensì una pace concreta, fragile e provvisoria, intessuta di compromessi e di bilanciamenti di forze che la saggezza degli uomini riesce talvolta a costruire.


Concludo richiamando ad uno scambio epistolare tra Einstein e Freud (Warum Krieg? - 1932), in cui il fisico sottolinea che il fallimento di ogni tentativo di regolare i conflitti sociali senza ricorrere alla guerra non sia solo la conseguenza della sete di potere delle classi dominanti e del perseguimento di particolari interessi politici ed economici, ma anche l’esito dell’operato di “forti fattori psicologici che paralizzano gli sforzi”. Egli postula l’esistenza nell’uomo del “piacere di odiare e di distruggere”, una forza istintuale che può espandersi fino a diventare psicosi collettiva. Tra l’altro, già nel 1915, subito dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, con lo scritto “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte”, Freud aveva esposto le sue riflessioni sul tema, sviluppando due argomenti tra loro strettamente legati: l’impossibilità di estirpare gli “impulsi primitivi selvaggi e malvagi dell’umanità” e l’incapacità di contrastarli efficacemente con gli strumenti della ragione.


Unisciti anche tu alla Redazione!


Vuoi contribuire ad arricchire la nostra community con i tuoi articoli? Hai una passione per la scrittura e vorresti esprimerti in uno spazio tutto tuo? Contattaci! Trovi i nostri indirizzi nella sezione "Contatti" del sito web e su Instagram.


Commenti


© 2022 by US UniNA - L'Università degli Studenti. Sito creato con Wix.com

bottom of page