top of page

Resilienza e igiene mentale - l'epocale sfida dell'uomo moderno

Lo psichiatra svizzero, Carl Gustav Jung accosta la capacità di resilienza dell’uomo al simbolo della Fenice che, grazie alla distruzione della sua “vecchia natura”, risorge dalle proprie ceneri in tutto il suo igneo splendore.
L'Araba Fenice

Al giorno d’oggi, la sola depressione colpisce 300 milioni di persone a livello globale ed è una delle principali cause di disabilità in tutto il mondo.


Definito “il male del XXI secolo”, lo stress colpisce ogni giorno milioni di persone assumendo i caratteri di una vera e propria epidemia alla stessa guisa dell’attuale pandemia da Covid-19. Giudicare “pandemiche” malattie mentali come la depressione, oggi è pressoché giusto. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiara, infatti, aperta la sfida volta a contrastare l’insorgenza dei disturbi

psichiatrici ed invita i paesi dell’intero globo a perseguire tale scopo mediante il Piano d’Azione Globale per la Salute Mentale 2013-2030, lo stesso che, nel 2020, con l’avvento della Pandemia, ha letteralmente fallito, mancando la maggior parte degli obiettivi prefissati. I principali:


• rafforzare la leadership e la Governance in salute mentale;

• fornire servizi di salute mentale e di supporto sociale comprensivi, integrati e capaci di risposta a livello territoriale;

• implementare strategie di promozione e prevenzione in salute mentale;

• rafforzare i sistemi informativi, le evidenze scientifiche e la ricerca per la salute mentale.


Una trascuratezza della sanità che ha causato un drastico aumento dei ricoveri ripetuti in ambio psichiatrico: circa un paziente su tre (34,2%) viene ricoverato in ospedale più volte nell'arco dell'anno. Un quadro sconfortante che mette, senz’altro, in allerta la Salute Pubblica, poiché, come chiosa l’OMS, “non c’è salute senza salute mentale”. Il peso globale dei disturbi mentali continua a crescere con un conseguente impatto sulla salute e sui principali aspetti sociali, umani ed economici in tutti i paesi del mondo.


IL CONTINUUM DELLA SALUTE MENTALE

Il benessere mentale è una componente essenziale della definizione di salute data dall’OMS. Una buona salute mentale consente agli individui di realizzarsi, di superare le tensioni della vita di tutti i giorni, di lavorare in maniera produttiva e di contribuire alla vita della comunità. La salute mentale e i disturbi mentali, come altri aspetti della salute, possono essere influenzati non solo da caratteristiche individuali quali la capacità di gestire pensieri, emozioni, comportamenti e relazioni con gli altri, ma anche da fattori sociali, culturali, economici, politici e ambientali, tra cui le politiche adottate a livello nazionale, la protezione sociale, lo standard di vita, le condizioni lavorative e il supporto sociale offerto dalla comunità.


“L’esposizione alle avversità sin dalla tenera età rappresenta un fattore di rischio ormai riconosciuto e prevenibile, per i disturbi mentali” (OMS - Piano di azione per la salute mentale 2013-2020). La salute mentale è un continuum tra il sentirsi mentalmente bene e mentalmente malato. Ciascuno di noi può passare dallo stato di benessere a quello di disagio. La possibilità di perdere il benessere mentale è correlata al nostro corredo genetico, alle circostanze della vita, allo stress.


Nella parte più bassa di tale continuum vi sono ansia e depressione, mentre nella parte più alta si hanno gli stati mentali positivi quali l’essere soddisfatti e appagati. L’obiettivo del benessere è di muovere dal livello più basso a quello più alto per raggiungere il proprio pieno potenziale e vivere vite soddisfacenti, essere resilienti e capaci di gestire situazioni stressanti, sentire di avere il controllo, sentirsi sicuri e bene con se stessi e con gli altri.


È bene tener presente che, unitamente alla condizione di benessere, una quota di disagio risulta essere una parte integrante di ogni esistenza. Tutti noi, infatti, sperimentiamo stati di preoccupazione, ansia, paura, irritazione, rabbia; tuttavia, tali stati d’animo diventano gravi quando non li si riesce a gestire perché non si hanno le risorse in grado di ricondurre costantemente all’equilibrio. È questo il momento in cui tali disagi rischiano di diventare veri e propri problemi di salute mentale. Il disagio mentale è dunque una condizione di sofferenza legata a difficoltà di varia natura che possono presentarsi nella vita affettiva e di relazione, caratterizzata da tensione, frustrazione, aggressività o tristezza, senza tuttavia che si instauri un sintomo specifico.


Il disturbo mentale è, d’altro canto, la condizione vissuta dall’individuo nel momento in cui non trova risoluzione alla sofferenza posta dalla condizione di disagio, ovvero quando alla sofferenza prolungata e intensa si accompagnano alterazioni del pensiero e/o dei comportamenti con sintomi. Tale condizione può essere temporanea se curata efficacemente e in modo tempestivo. Infine, se e quando il disturbo mentale si stabilizza, le alterazioni mentali e del comportamento nonché la situazione che le ha determinate perdurano nel tempo, si vive una condizione di malattia mentale a lungo termine. Se tali disturbi non vengono trattati, la persona viene emarginata e, allo stesso tempo, può verificarsi una crescente disabilità che interferisce con la vita sociale e lavorativa.



Stress e ansia sono dunque, reazioni normali e fisiologiche che compaiono quando una persona vive o percepisce un pericolo imminente per il proprio stato di benessere. Oggi sono diventati sintomi prodromici di disturbi psicotici: un’involuzione del nostro apparato che legge tali risposte emotive come

infauste, quando in realtà rappresentano stimoli salvifici e utili. I ritmi affannosi e frenetici della vita di oggi hanno portato l’uomo moderno a essere maggiormente esposto allo stress, riducendo drasticamente la sua energia adattiva e rendendolo più vulnerabile. Purtroppo, molte persone con disturbi mentali non cercano adeguato aiuto a causa di esperienze negative, della mancanza di informazione e comprensione dei problemi di salute mentale, dell’incertezza su come e dove cercare sostegno e della vergogna e paura di essere etichettati come “matti”.


RITROVARSI, RIALZARSI, RAFFORZARSI...

Come ben sappiamo, “prevenire è meglio che curare”; è lapalissiano. Ed è per questo che adottare un punto di vista preventivo (pro - attivo) nei confronti della popolazione, rappresenta indubbiamente l’arma migliore per contrastare l’insorgenza di disturbi mentali. “Misure adeguate di prevenzione e/o intervento precoce possono rafforzare la resilienza e limitare la prevalenza del disturbo post-traumatico da stress (PTSD), depressione, ansia, disturbi legati all’uso di sostanze, violenza e suicidio” (Piano d’Azione Europeo per la Salute Mentale, 2013). Dunque adottare stili di vita salubri pianificando le attività quotidiane di routine, promuovere la cura di sé (Kalishc et al., 2017), l’esercizio fisico, la sana alimentazione, sono solo alcuni dei consigli forniti dalla ricca letteratura sulla resilienza (Foster et al., 2017). Pertanto, ogni giorno ognuno di noi lotta contro le minacce dell’ambiente. E’ importante farsi trovare pronti, resilienti, per non cadere nell’oblio del disagio psichico. Un individuo resiliente ha la sua strategia vincente per far fronte alle avversità che madre natura gli impone.


Tale metodo prevede la successione di tre fasi fondamentali: recovery, resilienza ed empowerment, in altri termini ritrovarsi, rialzarsi e rafforzarsi. Una successione di processi che permette la persona, non solo di ritrovare sé stessa in quello che possiamo definire il “labirinto del disagio mentale”, ma anche rialzarsi più forte di prima, rafforzata dall’esperienza negativa vissuta. La definizione più accreditata di recovery afferma che essa è un processo profondo e unico di cambiamento delle attitudini, valori, sentimenti, obiettivi, abilità e ruoli.


Sentirsi realizzati vivendo una vita soddisfacente, piena di speranza nonostante gli scoramenti causati dagli eventi drammatici. Recovery comporta lo sviluppo di nuovi significati e apprendimenti nella vita di una persona che cresce e si sviluppa oltre gli effetti catastrofici di quella che può essere una situazione familiare negativa, una relazione difficile, una malattia, ecc. Il termine, in realtà, non possiede un esatto equivalente nella lingua italiana e non è semplicemente traducibile con la parola “guarigione”, ma piuttosto con forme verbali riflessive quali ad esempio il verbo “ritrovarsi” o “riaversi”. Una ripresa che vede il paziente impegnato in un processo di cambiamento personale e di riappropriazione del controllo sulla propria vita, di consolidamento di una attitudine positiva rispetto ad una propria progettualità attraverso l’accesso alle opportunità sociali, allo sviluppo di nuove abilità e competenze, all’avere potere contrattuale e all’essere responsabili nella cura di se stessi.


Per resilienza s’intende, la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle

opportunità che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Il termine “resilienza” richiama la matrice latina del termine (“resilire”, da “resalire”, saltare indietro, rimbalzare), per esprimere la capacità dell’individuo di fronteggiare una situazione stressante, acuta o cronica, ripristinando l’equilibrio psicofisico precedente allo stress e, in certi casi, migliorandolo. Il suo impiego viene ad assumere un significato specifico nell’attuale dibattito sulla salute mentale e soprattutto sui modi per studiarla e promuoverla. Secondo l’evidenza scientifica, la salute mentale del singolo individuo è influenzata da diversi fattori, quali circostanze di vita, età, genere, personalità e resilienza: quest’ultima, in particolare, esercita un forte influsso sul benessere mentale.


Esistono persone che danno prova di una notevole resilienza e riescono a mantenere la salute mentale e vivere bene nonostante i problemi e le situazioni di svantaggio che si trovano ad affrontare, mentre altre persone sono colpite dal disagio mentale pur vivendo in condizioni più favorevoli. La resilienza, fra le tante definizioni infatti, rappresenta la capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rafforzato, grazie anche all’automatico processo che si innesca all’atto di rialzarsi, ovverosia l’empowerment. Per l’appunto, quest’ultimo rappresenta lo stadio finale nel quale il soggetto si libera dal potere soverchiante dei pensieri negativi e inizia ad esercitare su di essi il proprio potere raggiungendo la piena affermazione di sé e la riappropriazione della propria dignità personale.


Unisciti anche tu alla Redazione!


Vuoi contribuire ad arricchire la nostra community con i tuoi articoli? Hai una passione per la scrittura e vorresti esprimerti in uno spazio tutto tuo? Contattaci! Trovi i nostri indirizzi nella sezione "Contatti" del sito web e su Instagram.

 
 
 

Commenti


© 2022 by US UniNA - L'Università degli Studenti. Sito creato con Wix.com

bottom of page