top of page

Le conseguenze economiche delle tensioni Russia - Ucraina in Italia e nell'Eurozona

A cura di Luca Balzano

A circa due anni dall’arrivo della pandemia SarS-Cov 19 in Italia, il 24 febbraio 2022 Putin dà il via ad un “operazione militare” in Ucraina, figlia delle accesissime tensioni tra i due stati circa l’ingresso nella NATO e nell’UE da parte degli Ucraini. Paragonando, sotto il punto di vista economico questi due macro eventi , troviamo numerosi punti di contatto ma anche alcuni punti di discontinuità. Il primo , indubbiamente quello del forte calo della domanda energetica del 2020 che portò al WTI(petrolio texano)

scendere sotto i -37 dollari per la prima volta nella sua storia. Oggi con il conflitto Russia - Ucraina vediamo verificarsi i classici scenari macroeconomici con l’impennata dei cosiddetti beni rifugio (oro su tutti) proprio perché si punta su beni dal valore intrinseco (reale) al sicuro, quindi, da quelli che sono gli scenari inflattivi. Inflazione che in Russia raggiunge oggi circa il 12% (stime febbraio 2022) con un aumento generale di tutti i prezzi dei beni/servizi: (Auto +17% smartphone +15%) e conseguente svalutazione del Rublo ( legata ad un emissione maggiore della stessa da parte della banca centrale) per contrastare la forte sfiducia del mondo occidentale e la fuga di capitali dalla Russia.


L'inflazione russa. Fonti: tradingeconomics.com e Federal State Statistics Service

Questa base di partenza è molto utile per capire quelli che sono gli effetti di queste tensioni nell’eurozona, in particolare nel nostro paese. La Russia è il principale detentore di materie prime quali: alluminio, palladio, petrolio, acciaio, nickel, platino ,gas, carbone, legno, frumento (Ucraina). Le quotazioni di tutte queste materie prime, sia oggi, sia in pandemia hanno velocemente raggiunto i massimi con conseguenti aumenti legati al trasporto di tali beni.


L'esportazione di materie prime in Russia. Fonte: JPMorgan per Bloomberg

E’ ben ovvio pensare come l’aumento dei prezzi con un vero e proprio effetto a catena vada ad impattare sulle imprese ed in seconda battuta sul consumatore finale. Discorso a parte per la benzina e derivati, che vede i suoi aumenti cui tutti siamo abituati a vedere soprattutto ad una forte presenza di accise, disincentivi all’uso per il diesel e iva, meno che dall’aumento del petrolio oggi a 110 dollari al barile. Parentesi molto accesa invece è quella legata al gas e al suo trasporto mediante i due gasdotti nord stream Uno e Due. Il secondo, ancora in fase di realizzazione, che dalla costa baltica russa arriva in Germania nord-orientale è stato chiuso dai tedeschi come conseguenza al riconoscimento unilaterale delle repubbliche separatiste del Donbass da parte della Russia. Il primo, invece, rischia di essere chiuso in risposta alle sanzioni del mondo occidentale. Tale chiusura porterebbe ad una forte crisi energetica, visto che l’Italia è uno dei principali importatori di gas dalla Russia (38%) e dall’Algeria (28%).


Le importazioni di gas dell'Italia

Queste prospettive hanno indotto oggi al governo Draghi a lavorare per un piano di indipendenza energetica, da un lato intensificando i rapporti commerciali con gli altri paesi esportatori di gas inclusi gli Stati Uniti, emettere nuovo debito (scostamento di bilancio) per contrastare il rincaro dei prezzi energetici nel breve, e dall’altro basato sul ritorno al nucleare entro il 2028, suscitando molti dubbi da parte dell’opinione pubblica visti anche i referendum del 1997 e del 2011.


Nel settore bancario invece, Unicredit e Intesa SanPaolo nelle ultime settimane hanno registrato delle grosse perdite in virtù della loro esposizione ai mercati dell’Est. Arrivando a capitolare: UCG ha perso il 23% dall’inizio dell’invasione, Intesa SanPaolo ha perso il 19%. Dai massimi di febbraio, “UCG” ha ceduto il 29% e Intesa il 25%.


Si preannunciano, quindi, scenari economici sempre più negativi per le nostre imprese dopo una piccola ripresa Post-Covid. Non ultimo i cittadini, che con l’aumento generale della vita sono costretti, ancora una volta, a dover “stringere la cintura”. In virtù di quanto esposto e premettendo che l’occupazione di uno Stato sovrano è un atto deplorevole e da condannare, ad oggi quanto conviene all'Italia e all'Europa essere nemiche del Cremlino?


Unisciti anche tu alla Redazione!




Vuoi contribuire ad arricchire la nostra community con i tuoi articoli? Hai una passione per la scrittura e vorresti esprimerti in uno spazio tutto tuo? Contattaci! Trovi i nostri indirizzi nella sezione "Contatti" del sito web e su Instagram.

Commenti


© 2022 by US UniNA - L'Università degli Studenti. Sito creato con Wix.com

bottom of page